L’IMPRENDITORE NEL PALLONE

Rilettura ragionata dell’intervista del Presidente Ghirardi a Pacciani
ghirardi gazzetta di parma 18 05 2011(gmajo) – L’imprenditore nel pallone. Che bel titolo sarebbe per una rubrica del nostro www.stadiotardini.com: nell’attesa di perfezionarla, lo utilizziamo per l’odierna rilettura ragionata dell’intervista a 360° che il presidente del Parma Tommaso Ghirardi ha concesso a Paolo Emilio Pacciani, capo servizio sport della Gazzetta di Parma, apparsa sull’edizione di oggi, mercoledì 18 maggio 2011, del quotidiano confindustriale. Il Pres, durante la conferenza stampa di domenica scorsa al Tardini, a Juventus battuta, aveva lasciato intendere che l’argomento sponsorizzazioni sarebbe stato oggetto di un suo successivo incontro stampa. Non ho idea se poi lo farà, ma un’ampia anticipazione è appunto all’interno della sua chiacchierata con Pep. Dice il Ghiro che la delusione stagionale più grande: «Non viene dal campo di gioco,ma dagli sponsor. Sono venuti completamente a mancare gli sponsor della città, con la sola eccezione dei due o tre “storici” ai quali andrebbe costruito un monumento». Continua all’interno
ghirardi tre milioni sponsorLa questione non è una novità assoluta: egli ne aveva già disquisito molteplici volte, l’ultima delle quali a Modena in occasione della presentazione del libro di Uva e Teotino. Partendo da questa sua rivelazione (“a Parma non si raccolgono tre milioni di sponsor”) stadiotardini.com pubblicò, dopo un paio di giorni, i dati di bilancio del precedente esercizio, secondo i quali i proventi pubblicitari erano “pari ad € 4.945 migliaia” più i proventi da sponsorizzazioni “pari ad € 2.094 migliaia. In soldoni circa 7 milioni di euro. Ovviamente non abbiamo ancora i dati di bilancio più freschi, anche perché il medesimo deve essere ancora chiuso, diciamo quindi che l’ennesimo grido di dolore di Ghirardi, ribadito stamani a mezzo stampa sulla GdP, è, evidentemente,  una sorta di anticipazione dei freddi numeri che parma proventi 5 milionicertificheranno questo disamore del territorio per la propria squadra di club. Ed immaginiamo che l’imprenditore di Carpenedolo si sia anche interrogato sul perché… Una traccia dei suoi pensieri è nero su bianco sull’articolo che stiamo analizzando: «Secondo me la crisi ha influito sicuramente, ma c’è anche tanta superficialità da parte degli imprenditori parmigiani che ritengono che basti la mia presenza per sostenere la squadra. Invece la città dovrebbe starmi più vicina perché non posso fare i miracoli. Se la società avesse degli introiti maggiori potremmo fare una squadra molto più competitiva… Il sindaco e il presidente della Provincia ci hanno dato il loro supporto ma alla mia famiglia e ai miei pochi soci servirebbe anche un apporto frase ghirardi 1concreto da parte dell’imprenditoria parmigianaIo non accetto che nei momenti difficili venga a mancare l’appoggio di chi vuole bene al Parma. Io e la mia famiglia abbiamo messo impegno e risorse in una società che stava sparendo e certi attacchi nei momenti di difficoltà sono stupidi e banali. Gli unici che mi hanno sempre sostenuto sono stati i tifosi: il popolo, la gente che paga il biglietto la domenica facendo sacrifici. Non è giusto che siano solo loro, io pretendo che mi stiano vicini anche il mondo imprenditoriale e quello della comunicazione». Credo che il problema sia proprio comunicazionale: espressioni come “pretendo”, “non accetto” ed altre di questo conosciuto campionario non aiutano di certo il dialogo. Essere riusciti in una piazza come questa a vedere (più che avere) problematiche con l’universo dei media è roba da… campioni del mondo. Chiudersi nel fortino non giova: quando saranno ghirardi barilladefinitivamente abbandonati i fantasmi e la sindrome di accerchiamento? Quando si capirà che gli organi di informazione – diversi da quelli di comunicazione (sono interni e si possono comandare a bacchetta) – dovrebbero seguire solo le regole deontologiche della propria professione, senza inquinanti complicità? Ma tornerò dopo sulla questione comunicazione, perché Ghirardi ne ha parlato anche in altri punti della pagina a lui dedicata dal quotidiano confindustriale. Prima vorrei chiudere il discorso sponsor ed affini con questa rivelazione del Pres: «Circa un mese fa ho incontrato alcuni imprenditori, parmigiani e no, per sottoporre loro la possibilità di entrare nell’azionariato del Parma calcio. Io e la mia famiglia vogliamo mantenere la maggioranza e la guida, ma non ci dispiacerebbe avere come soci degli imprenditori parmigiani. C’è chi ha dimostrato interesse ma purtroppo al momento non c’è ombra di parmigiani e questo non è bello per la città. La sola marco ferrari gdpeccezione encomiabile è Marco Ferrari, unico parmigiano che ha messo soldi investendo in questo progetto». I recenti fatti di Bologna hanno consolidato in me la convinzione che ho da tempo, specie per il mondo del calcio, e cioè che il numero perfetto di soci di una società deve essere dispari e tre sono già troppi. Altro che azionariato popolare! A Bologna tutti vogliono comandare solo perché hanno messo una piccola quota di capitale, e infatti ho perso il conto dei presidenti che si sono avvicendati nell’ultimo anno. Ma, tornando al Parma, chi avrebbe interesse – di questi tempi, tra l’altro – a buttare via milioni di euro per essere soci di minoranza di Ghirardi, il quale candidamente ammette che lui e la sua famiglia vogliono mantenere maggioranza e guida del club? Chi investe – specie se trattasi di un imprenditore nel pallone – vuole visibilità e potere decisionale, dal momento che si tratta di aziende anomale che producono perdite e non profitti. Un monumento a Marco Ferrari? Certo. O almeno la (praticamente inutile, ma onorifica) carica di Vice Presidente, a giustificare i soldi che ha investito in questo progetto.
boys progetto parmaLa parola progetto (nell’accezione di programmazione sportiva) quest’anno ha fatto venire i brividi a tanti tifosi, sicché sarebbe più comunicazionalmente corretto optare per un altro lessema. Da un lato è da applausi l’ammissione di Tommaso: Il progetto è ghirardi marinofallito e Marino ha pagato con il suo esonero”, dall’altro, se io fossi un professore (di comunicazione) petulante quanto un grillo parlante, metterei dietro la lavagna il nostro per il prosieguo: “Il momento del suo esonero l’ho scelto io e i fatti mi hanno dato ragione, perché non è detto che se l’avessi fatto prima avremmo avuto gli stessi risultati. Dunque sono soddisfatto della mia scelta perché penso di aver scelto i tempi giusti per l’esonero di Marino e di aver scelto l’allenatore giusto per sostituirlo». Intanto grazie per la conferma di quando si supponeva e cioè che la decisione ghirardi ranieri salvezzadella virata (o meglio, del momento della stessa, ma immagino che si possa estendere il discorso) è stata del Presidente e non del suo primo dirigente, nell’occasione un po’ meno Plenipotenziario di prima. Però, dopo aver ingurgitato un gatto vivo di proporzioni ancor più considerevoli rispetto a quello digerito anni prima, grazie ai cuochi Ranieri e Giuseppe Rossi, io non starei qui a rivendicare la tempestività della scelta, in quanto il Miracolo di San Colomba è tale non soltanto per i risultati ottenuti, ma anche perché il tempo a disposizione per riuscirci era davvero breve. colomba papa teleducato 18 04 2011Volenti o nolenti quella di inizio aprile è stata la mossa della disperazione: risultata vincente, certo. Ma pur sempre della disperazione. E oggettivamente tardiva. A che serve far stizzire il lettore, a obiettivo raggiunto, rivendicando la bontà di quello che comunemente è ritenuto un errore? Un abile Cicerone avrebbe sorvolato… Lo stesso dicasi per quanto si poteva leggere qualche capoverso prima: «Io non avevo mai perso la convinzione che le scelte fatte a inizio stagione fossero giuste e questo finale mi dà ragione. Non è presunzione ma eravamo convinti di aver costruito una buona squadra e monitor leonardinon capivamo come mai andasse tutto storto. Ora sappiamo che forse non avevamo lavorato poi così male e che le basi per ripartire l’anno prossimo sono buone». Lasciamo perdere, per carità di patria, di chiosare la frase: “non capivamo come mai andasse tutto storto”, andiamo oltre: se per “scelte fatte ad inizio stagione”, Ghirardi allude alla rosa di calciatori che Leonardi era stato in grado di allestire – facendo rendere al meglio le sue indiscusse qualità di uomo-mercato – grazie anche alla generosità della Proprietà, condivido l’assunto: ma non ci si può certo guidolindimenticare che il peccato originale di questa stagione era stato il divorzio da Guidolin. (Prima ancora della scelta di Marino e del decantato progetto di calcio propositivo). Sarò de coccio, ma per me tutte ’ste sofferenze si sarebbero potute evitare se si fosse proseguito con il progetto originario. Guidolin con l’Udinese aveva trovato un accordo solo a maggio dello scorso anno (si rileggano le interviste mai smentite dell’epoca) e non prima. E lo aveva trovato dopo che aveva “nasato lo straccio” , cioè quando aveva capito che i vertici non avevano più feeling o fiducia in lui o semplicemente voglia di investire con un più sfrontatezzaprolungamento di contratto. Ricordiamoci le esternazioni del Don di gennaio-febbraio dello scorso anno (per tacere della sua delegittimazione già alla terza di campionato d’andata, quando, dopo il match con l’Inter a San Siro, la direzione esternò contro la mentalità offerta dalla squadra contro la capolista. Si è visto quest’anno, sempre alla Scala del Calcio, come ci siamo divertiti andando a fare i propositivi con un tridente da paura a casa del Milan…): la sua dipartita non è stata un fulmine a ciel sereno, tale da mettere in difficoltà il club per l’allestimento della squadra. Altro che “quest’anno a differenza dell’anno scorso abbiamo il vantaggio di avere un allenatore per poter ghirardi conferenza 10 08 2010programmare”… E qui torniamo al tema di quella che impropriamente chiamano “comunicazione”, perché la ridda di frasi non propriamente felici non sono interpretazioni dei giornalisti cattivi, ma fuoriuscite direttamente dalla bocca di chi le ha pronunziate. Il 10 agosto scorso Ghirardi, dopo l’amichevole nella quale si fece male Galloppa, sentenziò: “Quest’anno non ci basta vincere. Vogliamo vincere giocando al calcio”. Non credo ci sia tanto da interpretare, o da chiosare, o da ricamarci su. Ecco perché sarebbe stata più apprezzabile una serena ammissione di colpa, anziché l’ennesimo rimando a presunte manipolazioni altrui. Il Ghiro a Pep, infatti, ha dichiarato: “Quest’anno abbiamo commesso degli errori sul fronte della comunicazione. Alcune frase mie e di Leonardi sono state male interpretate perché nessuno di noi pensava di andare in Champions League. Si sperava, con il progetto Marino, di far divertire il majo parmadailypubblico; il progetto è fallito e Marino ha pagato con il suo esonero”. La Champions League, in effetti, l’avevamo tirata a mano noi cronisti, perché quando hai in squadra Giovinco & C. è un’offesa nei confronti di Lecce, Cesena, etc. che non se li possono certo permettere, parlare di salvezza. Con una certa lungimiranza, in una intervista che Parma Daily pubblicò il 13 agosto scorso, personalmente avevo previsto quello che avrebbe potuto essere questa stagione: “Il nuovo Parma è da Champions League o da retrocessione”. Da Champions (vedesi la media punta sotto Colomba) qualora fosse scattata l’alchimia e altre squadre più titolate avessero avuto dei cali, da retrocessione in caso contrario (vedesi la media punti gestione Marino). Ecco perché l’altro giorno ho trovato ghirardi piovani frigeri rancatifuori luogo il siparietto di Tom con Sandrone: “I conti si fanno alla fine, se no alla fine ho sempre ragione io”. Perché i conti, alla fine, sono tornati, ma non certo per la bontà del progetto iniziale, quanto per un precipitoso ritorno sui propri passi, proprio appena in tempo per salvarsi, grazie ad un miracolo firmato in prima persona da Colomba. Capisco la soddisfazione per il pericolo scampato, e tutti quanti ne godiamo, diverso è far credere (o credere noi stessi) che Gesù Cristo è morto dal freddo dei piedi
Pacciani, nell’intervista, ha posto al suo interlocutore anche altri quesiti che interessano i nostri lettori (a parte il mercato di cui faremo una scorpacciata più avanti, sicché adesso soprassiederei): la questione medica (in queste ore ho notato un incremento di clic su un nostro post del 1° dicembre, quello in cui si riferiva dell’ingaggio del Prof. Delsignore a capo della struttura sanitaria del Parma) e la vicenda della Licenza Uefa non concessa al Parma, oggetto di una richiesta di seggiolini stadio tardinichiarimento a noi pervenuta dal nostro attento lettore Arcobaleno 78 in un commento. La risposta del in proposito Ghiro coincide con le informazioni che noi stessi avevamo raccolto da altri canali, diciamo così non ufficiali. Ora copio incollo il suo virgolettato dalla Gazzetta, precisando che, a quanto mi risulta, il Parma ha proprio rinunciato (non è un obbligo, infatti) di sua sponte a presentare tutta la documentazione per ottenere la certificazione, una volta capito che sarebbe stata inutile, ai fini della partecipazione alle Coppe Europee: «Purtroppo è banale dirlo ma è un problema di seggiolini che vanno cambiati. E’ una banalità che costa qualche milione di euro e visto che la classifica non ci consentiva di entrare in Europa League abbiamo deciso di aspettare a sostituirli. In estate ne parleremo con il Comune, che è il proprietario dello stadio».
delsignore stadiotardiniSulla questione medica, invece, a Pep che gli ha fatto osservare: “Oltre a quello di Galloppa, questa stagione è stata martoriata da un numero elevatissimo di infortuni, ma anche da tempi di recupero molto più lunghi rispetto alle previsione. Ha intenzione di operare su questo settore?”, il Presidente del Parma FC ha risposto: «Sì, sì. Questo è stato un problema grosso. Leonardi ha avuto l’intuizione di inserire il professor Delsignore da gennaio come supervisore del settore medico ed è stata una mossa eccezionale. Sicuramente a fine stagione lo incontrerò e faremo un piano di ristrutturazione e di rilancio del settore settore medico gdpmedico». Nell’inverno scorso Delsignore, che aveva appena terminato la prestigiosa carriera di Primario dell’Ospedale cittadino, pareva dovesse in breve divenire la “prima pietra” di Collecchio, nel senso che avrebbe dovuto guidare la nascita (anche edilizia) della nuova area sanitaria al Centro Sportivo (da Parmalat a Parmalab, giocammo nel sottotitolo…), quale fiore all’occhiello della medesima struttura che avrebbe dovuto ospitare anche gli uffici operativi della società Parma FC in trasloco dal Tardini. Il progetto a lungo sbandierato allora è rimasto sinora inattuato. Probabilmente, come spesso accade, le tormentate vicende sportive hanno prevalso sulla gestione della programmazione e della quotidianità delle altre branchie vitali della società. Ora, a categoria mantenuta, probabilmente si registrerà un’accelerazione dei progetti rimasti in sospeso, sempre ammesso che nel frattempo siano ritenuti ancora vitali. Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 57 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

3 pensieri riguardo “L’IMPRENDITORE NEL PALLONE

  • 18 Maggio 2011 in 21:12
    Permalink

    ridicolo.

  • 18 Maggio 2011 in 23:35
    Permalink

    Capisco la sintesi: ma credo che a ragionamento debba seguire ragionamento. Non un verdetto. E soprattutto una firma. Ridicolo.

  • 19 Maggio 2011 in 08:06
    Permalink

    credo che sia l'intervista più assurda e scandalosa rilasciata dal Ghiro, almeno negli ultimi due anni.
    Cosa vuole? Chi glielo ha fatto fare di comprare (pardon, di farsi quasi regalare) il Parma? Ha voluto la bicicletta, che pedali! Oltretutto non mi sembra che al Tardini manchino sponsor parmigiani, tutt'altro. E chi gli da il diritto e /o l'autorità di pretendere? Ma per favore su….

    Piero B

I commenti sono chiusi.

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